Diritto d’autore e vita quotidiana all’epoca del digitale

Il focus sul diritto d’autore con cui abbiamo inaugurato il master, e che proseguirà nella lezione di sabato 13 con il prof. Davide Sarti, ha da subito aperto la discussione su almeno tre aree, tutte e tre “calde” e strettamente interconnesse.

Le riepiloghiamo brevemente.

Da una parte c’è l’utilità, se non la necessità, di mettere in prospettiva storica il dibattito contemporaneo sulle forme di tutela della proprietà intellettuale. Affrontare certi nodi problematici che hanno anche un forte rilievo teorico (per esempio il rapporto tra proprietà intellettuale e creatività, piuttosto che il concetto di “riproduzione” nei suoi risvolti tecnologici) con uno sguardo più ampio, sia in senso diacronico che sincronico, non può che giovare ai fini di un superamento di rigide polarizzazioni che ad oggi hanno impedito di individuare e mettere in atto politiche capaci di tutelare in maniera armoniosa quei diritti che non andrebbe pensati come oppositivi, semmai complementari: quei diritti alla tutela della proprietà intellettuale  e all’accesso e alla partecipazione alla cultura sanciti peraltro dalla International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights (1976).

Intendiamoci: approfondire la dimensione storica di fenomeni contemporanei non deve ridursi alla semplicistica constatazione del “così è sempre stato…”, né farci cadere nell’errore di forzare il passato attraverso l’applicazione di categorie del presente.

Piuttosto, storicizzare il formarsi del concetto di “proprietà intellettuale” così come di quello di “pirateria”, comprenderne esigenze, ragioni e “condizioni di possibilità”, può aiutarci a mappare con maggiore consapevolezza le definizioni che ai due concetti vengono date oggi e le funzioni che questi due concetti assolvono nella contemporanea “società dell’informazione”.

Per svolgere questo lavoro di storicizzazione ai fini di una migliore comprensione del (e azione sul) presente segnaliamo almeno, tra le molte risorse possibili, la “monumentale” (ma leggibilissima) ricerca svolta dallo storico della scienza Adrian Johns, e pubblicata con il titolo Pirateria. Storia della proprietà intellettuale da Gutenberg a Google.

In secondo luogo: quale che sia il valore e l’utilità di una storicizzazione, i fili della discussione ci riportano continuamente e inevitabilmente alla rilevanza (inedita?) che il diritto d’autore ha assunto nella nostra vita quotidiana nell’epoca del digitale. La contemporanea “cultura della convergenza” pone con urgenza sfide e problemi, che devono essere trasformati in opportunità.

Lo sentiamo in particolare quando affrontiamo il tema della distribuzione online, certo, ma anche, più in generale, quando cerchiamo di comprendere quali possibilità la distribuzione online può offrire all’interno di un più ampio ripensamento del “ciclo di vita” (o di sfruttamento economico) di un prodotto audiovisivo e nel quadro di un’economia, e di una cultura della fruizione, sempre più “networked”.

Su questi temi, impossibile segnalare un’unica risorsa.

Ci limitiamo a suggerirne alcune. Qualche utile monografia, per esempio Digital Disruption: Cinema Moves On-line, Spreadable Media: Creating Value and Meaning in a Networked Culture, Remix: Making Art and Commerce Thrive in the Hybrid Economy, Shadow Economies of Cinema: Mapping Informal Film Distribution, The Business of Media Distribution.

Alcuni articoli che continuano a offrire spunti interessanti e innovativi: ‘Hollywood versus the Internet: The Media and Entertainment Industries in a Digital and Networked Economy’‘Converting Pirates Without Cannibalizing Purchasers: The Impact of Digital Distribution on Physical Sales and Internet Piracy’, ‘The Politics of Digital Distribution: Exclusionary Structures in Online Cinema’, ‘A Sideways View of the Film Economy in an Age of Digital Piracy’, ‘Online Freedom? Film Consumption in the Digital Age’, ‘Reel Piracy: The Effect of Online Film Piracy on International Box Office Sales’, ‘Legal, Economic and Cultural Aspects of File Sharing’.

Alcuni report istituzionali che mappano il contesto. Per esempio, e solo in riferimento al contesto italiano: lo studio Anica ‘Sala e salotto. Le tipologie del pubblico dei film in sala e in casa’, il rapporto Univideo 2013, la relazione 2013 AGCOM, il rapporto ‘I servizi e le piattaforme applicative per le comunicazioni interpersonali e i media digitali’ pubblicato all’interno del programma di ricerca Agcom ‘Servizi e contenuti per le reti di nuova generazione – SCREEN’.

Infine, e per concludere, si constata l’urgenza (e l’utilità) di un aggiornamento e un’armonizzazione a livello  internazionale delle norme a tutela del copyright.

Su questo punto, innegabili gli sforzi dell’Unione Europea. Facciamo nostre le parole del commissario per il mercato interno Michel Barnier:

My vision of copyright is of a modern and effective tool that supports creation and innovation, enables access to quality content, including across borders, encourages investment and strengthens cultural diversity. Our EU copyright policy must keep up with the times.

In effetti, le complesse politiche dell’Unione si articolano almeno su tre aree: The EU Single Market, The Digital Agenda for Europe, Culture. Qui ci limitiamo a segnalare alcuni interventi recenti con particolare riferimento alla circolazione dell’audiovisivo in ambiente digitale: la Direttiva sui “Servizi di media audiovisivi”, il Libro verde sulla distribuzione online di opere audiovisive, la Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 settembre 2012 sulla distribuzione online di opere audiovisive nell’Unione europea, il Report on Connected TV, il Libro verde Prepararsi a un mondo audiovisivo della piena convergenza:crescita, creazione e valori.

Per concludere, segnaliamo le attività e le ricerche dello European Audiovisual Observatory.

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